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La scuola che vogliamo

La scuola della coppia Gelmini/Berlusconi: facciamo il punto

contributo inviato da tesse il 20 febbraio 2009

 

La scuola della coppia Gelmini/Berlusconi: facciamo il punto

La scuola che voglio: è il titolo del blog. Quindi non posso esimermi: devo confrontarmi con i dati di realtà, ovvero la scuola che vogliono il ministro Gelmini e il quarto governo Berlusconi.

Non c’è da scherzare in quanto a desideri e fatti: l’attuale governo sta mettendo insieme una riforma della scuola che si autodefinisce “epocale” poiché – come dice il ministro Gelmini dimenticando le innumerevoli proposte, nessuna realizzata, degli ultimi novant’anni, tra cui quelle Berlinguer e Moratti – “per la prima volta in Italia, dopo la riforma Gentile del 1923, si mette mano alla scuola con una riforma organica di tutti i cicli”.

In realtà c’è da perdere la testa – ma forse il metodo è ben studiato – nella tempesta di atti ministeriali e governativi, scomposti, a puzzle. Manca un testo organico di riforma e questo confonde, ma dà anche una certa tranquillità, si cambia e non si cambia, c’è del buono e del male. Anche i tempi riformatori si snodano in un va e vieni di accelerazione e rallentamento. Qualche correzione si ottiene nelle commissioni parlamentari e se i pareri istituzionali d’obbligo sono avversi, talvolta la coppia Gelmini/Berlusconi fa la voce grossa (che piace a molti italiani), talaltra ha l’astuzia di soprassedere in attesa che smonti la polemica.

Ebbene, facciamo il punto e raccontiamo la storia.

Il tutto ha inizio il 25 giugno 2008, con il decreto legge n. 112 – poi convertito nella legge 133/08 con modificazioni - che riguarda “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” e all’art. 64 tratta “disposizioni in materia di organizzazione scolastica”.

Si usa la decretazione d’urgenza su materie che, almeno per quanto riguarda la scuola, nulla hanno di urgente. Lo ha detto anche lei, ministro, che siamo in attesa dal 1923.

Dunque, o si ha molta fretta di ottenere risultati di contenimento della spesa per fare quadrare il bilancio Tremonti, oppure è questo il metodo per scavalcare il dibattito parlamentare.

In ogni caso per la scuola c’è la stangata: “devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012”.

Questo sta scritto nel comma 6 e non sono bugie di sinistra.

Lo sappiamo, c’è la crisi, il debito pubblico, la coperta è corta, occorrono sacrifici. Ok, per quanto sia tutto da dimostrare che i risparmi debbano per forza riguardare la scuola dove, viceversa, servirebbero proprio investimenti utili a fronteggiare la crisi in un progetto di lungimiranza.

La vera stranezza sta nel partire dai tagli di spesa per imbastire una riforma. Si è mai vista una riforma a costo zero, anzi finalizzata a realizzare economie? A casa nostra si direbbe razionalizzazione, invece nelle magie del governo Berlusconi si chiama – come sta scritto nella legge 133/08 – “revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, anche modificando le disposizioni legislative vigenti”, da attuarsi adottando uno o più regolamenti entro l’agosto 2009 e risparmiando 456 milioni di euro nel 2009, 1.650 milioni nel 2010 e così via.

Da fare ce n’è, tutto entro il prossimo agosto. Ma l’appetito viene mangiando ed ecco, il 1 settembre 2008, un secondo decreto legge, il n. 137 con “disposizioni urgenti in materia di istruzione e università” poi convertito nella legge 169/08. E’ il cosiddetto provvedimento omnibus che tratta scompostamente di tutto (cittadinanza e costituzione, voto di condotta, valutazione in decimi, maestro unico, adozione dei libri di testo, eccetera) e che, all’atto di conversione in legge, aggiunge un lungo articolo 7 bis in materia di sicurezza delle scuole.

E’ il maestro unico ad accendere la scintilla dell’opposizione. Nelle scuole, nelle università, nelle piazze si manifesta (studenti, insegnanti, genitori si aggregano nel movimento dell’onda). C’è una saggezza in quel settembre di protesta: si comprende la vera origine dei guai e si prende di mira principalmente la legge 133/08. Si teme che le materie di intervento siano – e saranno – quelle in cui si possono ottenere maggiori economie di spesa (il maestro unico fa in effetti risparmiare parecchio), penalizzando così il sistema statale di istruzione e tagliando diritti insieme ai costi.

Lo schema di Piano programmatico, elaborato il 4 settembre ai sensi della legge 133/08, avvalora l’interpretazione. Quello che dovrebbe essere un atto di programmazione indica il quadro degli interventi allegando continuamente tabelle relative ai tagli di spesa.

Il 7 ottobre 2008 ci coglie di sorpresa l’art. 3 “definizione dei piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche” nascosto – udite! udite! – nel decreto legge n. 154 che riguarda “disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali”, poi convertito nella legge 189/08. E, udite ancora, l’art. 3 è da intendersi come comma da inserire nella legge 133/08. Una legislazione a dir poco creativa!

Il passo è falso: la disposizione si rivolge alle regioni in toni burocratici e imperativi, per ottenere pressoché nell’immediato Piani di razionalizzazione della rete, intimando diffide e commissariamenti in caso di non ottemperanza del decreto. L’opposizione delle regioni (tutte) è netta e repentina, tanto che all’atto di conversione in legge il decreto verrà profondamente modificato.

Il mese di novembre 2008 è dedicato all’università. Il consiglio dei ministri del giorno 6 approva le “Linee guida” disegnando gli intendimenti e comincia a concretizzare qualche trasformazione – più che altro sul sistema di reclutamento di professori e ricercatori - con il decreto d’urgenza 180/08, poi convertito nella legge 1/09.

Arrivano intanto i pareri sul Piano programmatico. Quello della Conferenza unificata (13 novembre) è sostanzialmente negativo, ad eccezione delle regioni Lombardia, Veneto, Molise, Friuli Venezia Giulia; la Regione Sicilia si astiene. Quello della Camera (27 novembre) è favorevole “a condizione” che siano accolte alcune correzioni, tra cui una maggiore flessibilità dei tempi scuola nel I ciclo e il rinvio di un anno del riordino del II ciclo. Il parere del Senato (3 dicembre) si allinea alle posizioni della Camera.

Non tutto fila liscio, ma nell’accoppiata Gelmini/Berlusconi non c’è pieno accordo sul come affrontare i problemi.

Proprio nel giorno (3 dicembre) dell’acquisizione del parere del Senato, il Miur emana una nota per rinviare al 28 febbraio il termine delle iscrizioni in vista del riordino degli ordinamenti previsti per l’a.s. 2009/10. E’ necessario più tempo per alunni e genitori al fine di conoscere le trasformazioni in atto e potersi meglio orientare nella scelta del tempo scuola di primo ciclo e degli indirizzi di studio di II ciclo. Dunque, si tira diritto.

Un segnale di accomodamento viene invece il 4 dicembre nella conversione in legge del decreto sul dimensionamento della rete scolastica, con buona pace delle regioni dato che tutto è riscritto, sono concessi tempi più lunghi per redigere i Piani, spariscono i toni minacciosi e arroganti.

L’11 dicembre il Miur insiste nel tirare diritto e con la circolare n. 100 diffonde le “prime informazioni sui processi di attuazione della legge 189/08” in vista dei prossimi scrutini di I quadrimestre, benché ancora non siano varati i regolamenti e non siano neppure acquisiti i previsti pareri. Si tratta di un atto certamente non rispettoso dei ruoli istituzionali.

Non si possono però completamente ignorare i pareri espressi dal Parlamento. Anche i deputati e i senatori di maggioranza invitano il governo a un maggior dialogo. Così si innesta un freno di cui è portavoce proprio il ministro Gelmini. Il 12 dicembre i media (televisione, giornali, siti web) amplificano una “marcia indietro” sul maestro unico e annunciano il rinvio della riforma del II ciclo all’a.s. 2010/11.

L’opposizione esulta. Mentre i più cauti cercano di capire che cosa stia accadendo, nel giro di ventiquattro ore il ministro Gelmini interviene su tutti i media – compreso il canale Youtube – per chiarire che non c’è nessun dietrofront. Il rinvio per il II ciclo è confermato in ragione dei tempi necessari per una completa conoscenza delle radicali trasformazioni; il maestro unico è altrettanto confermato, pur in una maggiore possibilità di scelta dei tempi scuola, ivi compreso il tempo pieno e prolungato, risorse d’organico permettendo.

C’è ora da andare avanti con i regolamenti, cui è dedicato il consiglio dei ministri del 18 dicembre 2008.

Si approva lo schema di regolamento sulla riorganizzazione della rete scolastica e l’utilizzo delle risorse umane della scuola, in cui si tratta anche dei criteri per la definizione degli organici e per la formazione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. Si approva anche lo schema di regolamento per il riordino della scuola dell’infanzia e del I ciclo di istruzione.

E’ semplicemente avviato l’esame, rimandando ad altra seduta ogni decisione, degli schemi di regolamento per il riordino dei licei e degli istituti tecnici.

Il Cdm acquisisce inoltre lo schema di regolamento per il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e la stesura definitiva, redatta dal ministro Gelmini, del Piano programmatico degli interventi senza che trapeli alcuna informazione in merito. Il fatto è strano, in controtendenza a quanto è avvenuto finora per tutti i provvedimenti, strombazzati come veri ancor prima di avviare il loro iter istituzionale.

Crediamo che gli uffici studi ministeriali e governativi siano consapevoli che qualcosa non va e fiutino nell’aria i ricorsi (al Tar e alla Corte costituzionale) che prenderanno forma nel gennaio 2009.

La questione è complessa e proviamo a spiegare in modo semplice.

Il Piano sembrerebbe contenere aspetti di “regolamento”. La legge 133/08 detta disposizioni in materia di organizzazione scolastica. Tale materia è soggetta a legislazione concorrente (Stato e regioni) rispetto a cui, ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, lo Stato non ha potere regolamentare ma solo competenza in materia di “norme generali sull’istruzione e livelli essenziali delle prestazioni”. Ciò significa che lo Stato si deve fermare ai principi fondamentali e non può (nel merito la Corte costituzionale si è già espressa con la sentenza del 13 gennaio 2004, n. 13) emanare norme di dettaglio sull’organizzazione scolastica, sulla distribuzione interna del personale scolastico, di competenza delle regioni “fatta salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche”.

Non è tutto. Il Piano contiene criteri di modificazione della legislazione vigente, demandando le specifiche ai singoli regolamenti attuativi. Il Piano, data la sua natura di “atto amministrativo”, non può avere potere abrogativo.

Non solo. Parrebbero esserci anche incoerenze tra la legge 133/08, il Piano e i regolamenti attuativi.

Un bel pasticcio, per cui è bene secretare la stesura definitiva di un atto che potrebbe uscire a breve dal cappello del Cdm in forma da vanificare i contenziosi, posto che ciò sia possibile.

C’è ad esempio l’intricata questione della scuola dell’infanzia di cui non c’è cenno nella legge 133/08 (si potrà d’urgenza riparare la dimenticanza?), mentre il Piano ne disciplina l’ordinamento prevedendo anche la reintroduzione dell’anticipo abrogato dalla legge 289/07.

Ma andiamo avanti nel racconto della nostra storia. Siamo a gennaio 2009.

In vista del termine di scadenza delle iscrizioni per l’a.s. 2009/10 (28 febbraio) arriva il 15 gennaio la circolare ministeriale n. 4 che fornisce indicazioni e istruzioni.

Una circolare è un atto applicativo di provvedimenti; in questo caso gli atti normativi sono “inesistenti” perché ancora in corso di approvazione. Caro ministro, così non si può fare. La circolare non è valida perché si riferisce alla legge 133/08 (e questo va bene), ma anche al Piano Programmatico e alle relative disposizioni applicative (che ancora non esistono).

E’ del 16 gennaio 2009 il decreto ministeriale n. 5 sul voto di condotta, al grido di “basta con i comportamenti violenti e con il bullismo. D’ora in avanti a scuola chi prenderà meno di 6 in condotta sarà bocciato. Più serietà e più rigore sono fondamentali per il miglioramento della scuola”. E’ ovvio, basta con violenza e bullismo. Ma il voto in condotta, che va a fare media con i voti in profitto, è la soluzione più efficace?

Mentre il Consiglio dei ministri tace sulla scuola, occupato in ben altri temi di urgenza, il ministro Gelmini va avanti. Il 10 febbraio 2009 emana la circolare sui libri di testo tutti online o in forma mista entro l’a.s. 2010/11, in una transizione che si avvia immediatamente, dall’a.s. 2009/10. Si tratta di una disposizione forte, a meno che l’intenzione non sia quella di rendere disponibili online i testi (o parti di essi) da scaricare e stampare; con il che si hanno di nuovo testi cartacei, non è detto a minor prezzo e a minor peso, certamente disagevoli in uno sparpaglio di fogli.

E siamo così al 20 febbraio 2009. E’ venerdì, giorno di consiglio dei ministri ed è approvato uno schema di regolamento per la determinazione degli organici del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) delle istituzioni scolastiche ed educative statali, sul quale verrà acquisito il parere del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata.


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