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La scuola che vogliamo

SMS scuola-famiglia

contributo inviato da tesse il 23 febbraio 2009

 

Le nuove tecnologie vengono a caratterizzare il rapporto scuola-famiglia, questo l’annuncio Gelmini/Brunetta per un progetto da attuarsi entro un anno. Direi che c’è poco di strano nell’uso anche a scuola di strumenti che fanno ormai parte del nostro quotidiano.

Si parla di registro online: non è un’esperienza nuova per la scuola, ci sono iniziative già in atto. Si tratta di pagelle virtuali che i genitori (e gli alunni) possono consultare seduti comodamente di fronte al proprio computer. Ammesso che in casa esista un computer (il fatto è sempre più frequente) e che i genitori sappiano usarlo.

L’organizzazione si complica se, come dice il ministro Gelmini, “le scuole hanno il dovere di comunicare alle famiglie l'andamento scolastico dei loro figli, oltre che negli incontri scuola-famiglia, anche attraverso un contatto quotidiano affidato sempre più spesso alle nuove tecnologie. In molte scuole italiane le pagelle, le assenze, il profitto scolastico, la valutazione del comportamento degli alunni vengono comunicate ai genitori via sms o via e-mail. Si tratta di esperienze fruttuose che avvicinano la scuola alla famiglia e che, proprio per i risultati eccellenti ottenuti, insieme al ministro Brunetta abbiamo intenzione di estendere a tutte le scuole italiane".

Una cosa, già diffusa, è aprire nei siti web delle scuole uno spazio riservato alle famiglie con informative varie, ivi comprese le pagelle online. Ben altro impegno sarebbe richiesto se il progetto fosse quello di una comunicazione periodica – via mail o sms – sull’andamento scolastico di ogni singolo studente e sulle sue assenze, tempestivamente segnalate nel corso stesso della giornata.

Le questioni che meritano una nostra riflessione sono quattro, di diverso tipo.

La prima riguarda la privacy ed è presto risolta in un patto di corresponsabilità educativa che si faccia carico di una chiara espressione di accettazione da parte delle famiglie e degli alunni qualora maggiorenni. Non sta alla scuola insinuarsi nei meandri delle problematiche familiari in nome di un intento informativo astrattamente positivo. Ogni famiglia deve accettare la comunicazione tecnologica e indicare il referente delle mail o degli sms.

La seconda questione è di ordine organizzativo: chi e come? Chi ha l’incarico di curare l’informazione destinata alle famiglie, in particolare quella quotidiana? Un docente di classe? La segreteria? E quali saranno gli strumenti tecnologici da utilizzarsi, dove saranno allocati, di quanti si disporrà? E’ palese che il progetto ha risvolti organizzativi di notevole complessità, per carità tutti risolvibili se ci sono le risorse umane e materiali.

La terza questione riguarda la relazione educativa. All’annuncio delle novità ministeriali i ragazzi hanno reagito negativamente, fiutando odore di eccesso di controllo. Il fastidio lo provano i “disagiati scolastici” avvezzi alla bigiata e “a scuola ci vado per stare con i compagni”, ma anche gli studenti “normali”. E’ l’età. Bisogna pensarci. E’ l’età dell’emancipazione per crescere e questo controllo digitale si insinua nei processi di maturazione e in una buona relazione educativa.

Veniamo infine alle famiglie. Come tutti i sistemi di relazione a distanza, anche questo ha vantaggi e svantaggi. Per certi versi è possibile che genitori poco usi a frequentare la scuola possano maggiormente interessarsi dell’andamento scolastico su informazioni che non vengano solo dai figli. Per altri versi la relazione “fisica” scuola-famiglia potrebbe notevolmente diminuire e con essa la possibilità di dialogo oltre che di mera informazione.

D’altra parte i nostri piedi sono per terra. Sappiamo che le famiglie sempre meno partecipano al cosiddetto dialogo educativo, che alle assemblee di classe ci vanno in pochi, sempre i soliti, raramente coloro con cui sarebbe davvero bene scambiare due chiacchiere. Sappiamo che il dialogo scuola-famiglia è difficile, i genitori sono a oltranza “partigiani” dei figli, gli insegnanti sono infastiditi, a torto o a ragione, quando si mette il becco nella programmazione didattica. Sappiamo che le fatidiche assemblee di classe sono inutili rituali generalgenerici, segnati da due linguaggi – il didattichese e il familiese – che non si incontrano né si capiscono; che i colloqui genitori-insegnanti sono meline di cortesia oppure scontri tra impostazioni educative.

Potranno un sms o una pagella online risolvere tanta complessa questione?

E’ per via del bullismo, dice il ministro. Brutti voti in condotta e più controllo servirebbero a mettere fine ai deprecabili comportamenti di vandalismo nelle classi, ai video scolastici che di scolastico non hanno nulla, alle assenze per girovagare nelle strade e magari vessare qualche compagno all’uscita dalla scuola. Servirebbero perché richiamerebbero le famiglie a un maggior controllo informato? Non scherziamo. Il bullismo scolastico ha radici ben più profonde nel disagio giovanile, familiare, sociale, educativo. Non per questo dobbiamo rimanere inerti e giustificare. Ma ai fini occorre correlare i giusti mezzi.


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